Il colore dell'inganno, un thriller… puskiniano

Un thriller… puskiniano



Recensione de "Il colore dell'inganno" di Eraldo Guadagnoli, Virginia Edizioni.




Nella foto, l'autore Eraldo Guadagnoli


Ho letto, da qualche parte, che ogni cosa ha un colore, comprese le azioni e le emozioni. Non so quanto questo sia vero, ma se così fosse, che colore avrebbe l’inganno?

Sarebbe nero come le tenebre, rosso come il sangue, oppure bianco? Del colore più puro, ma allo stesso tempo quello che si contamina più facilmente?

Questo il quesito di fondo, affrontato dai personaggi del libro che mi accingo a recensire: "Il colore dell'inganno".

La vicenda si svolge tutta in un flashback attraverso il racconto di Miriam, che viene sentita come persona informata dei fatti in un caso che vede l’uccisione di un pregiudicato e la misteriosa sparizione del suo tesoretto.

Attraverso il racconto di Miriam, il lettore viene portato nel mondo della malavita romana, un mondo fatto di violenza e prevaricazione, dove le uniche leggi sono la gerarchia e il rispetto dei capi.

Chi mi legge sa quanto mi piacciano i thriller, e devo dire che questo non ha affatto deluso le mie aspettative.

Nel corso della lettura si viene trasportati alla velocità della luce nella trama del romanzo, con la voce
narrante che, tramite i dialoghi dei personaggi, ti porta nel cuore della vicenda, facendo sentire il lettore stesso parte della storia, quasi fosse anche lui un personaggio.

Lo stile è molto semplice e scorrevole, ricorda un po' la prosa di Puskin, senza fronzoli né frasi interminabili e ciò lo rende un libro facile da seguire anche per chi non ha familiarità con il genere.

Consiglio questo libro tanto agli appassionati quanto ai neofiti del genere, e anche a chi vuole saperne di più sulla malavita romana.





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