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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2016

"Partenza" di Paola Retta

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Partenza: È il mio nome. No, non sto scherzando. Mi chiamo Partenza. Cioè, quando mi presento, io devo dire: “Piacere, Partenza”. Non si affronta. Non la affronto. Non me ne faccio una ragione.
L’idea è venuta a mio padre. Ovviamente. Quel genio incompreso. Lui è un “originale”, un “eccentrico”, un “fantasioso”, uno di quelli “pieni di idee, di inventiva, di progetti da portare a termine, che poi puntualmente interrompe perché ne ha un mente altri ancora più eccezionali” Se volete il mio parere, per me è solo un pazzo incosciente. Mi ha chiamato Partenza, perché noi siamo sempre in viaggio. Da un posto all’altro, così, senza una ragione precisa, se non quella dettata, sul momento, a mio padre dalle “voci che ha dentro”. Lui si sente chiamato e noi, scemi, tutti dietro! Da chi si sente chiamato, non ho ancora ben capito. Sto indagando… Ne verrò a capo. Fatto sta che, da quando sono nata, abbiamo traslocato 16-volte-16! Neanche gli acrobati del circo si sono spostati con questa frequ…

Non di solo poesia...

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Non di solo poesia... in effetti ci vuole anche la prosa. Nasce pertanto una nuova, avvincente rubrica di prose e racconti: "Piccole Prose". L'autrice, Paola Retta, classe 1975, laureata in lettere moderne con indirizzo storico – artistico, visitatrice indefessa di mostre, musei  e città,  teatrante per hobby, a volte teatrale, indubbiamente appassionata spettatrice, lettrice avida, ingorda, bulimica, senza distinzione di genere, dal copione alla poesia, dal romanzo al saggio, prova a raccontare e, forse, a raccontarsi, in piccole prose.
Seguiteci dunque e buona lettura del primo racconto di "Piccole Prose".

Recensione di “Un uomo” di Oriana Fallaci. Una fiaba reale

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Recensione di “Un uomo” di Oriana Fallaci. Una fiaba reale



Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma ciò è vero solo in parte. Esistono, infatti, ferite talmente profonde che non si chiudono mai, nonostante lo scorrere del tempo. Che lasciano cicatrici mal suturate le quali da un momento all’altro possono riaprirsi e sanguinare. Tutto questo Oriana Fallaci lo sapeva bene e il libro che mi accingo a recensire, UN UOMO, nacque dal dolore per la perdita del suo compagno, Alekos Panagulis, ucciso in misterioso incidente. La perdita di qualcuno cui si vuole particolarmente bene è un trauma che segna a vita, che richiede tempo e pazienza per essere elaborato. Ciascuno la fa a modo suo e uno scrittore in quale altro modo può elaborare la perdita della persona amata se non raccontando la sua storia? Lei e Alekos si incontrarono nel 1973, dopo che lui era uscito dal carcere per una grazia mai chiesta né voluta, e si innamorarono di un amore cerebrale, battagliero, fatto di piccoli gesti di t…