mercoledì 1 aprile 2020

Il circolo letterario: Iginio Ugo Tarchetti


Il circolo letterario: Iginio Ugo Tarchetti




Se molti di noi hanno sentito almeno una volta sentir parlare della corrente letteraria della Scapigliatura, alzi la mano chi ricorda il nome di Iginio Ugo Tarchetti, scrittore, poeta e letterato italiano della metà dell’Ottocento. Sicuramente ben pochi, e soprattutto quasi tutte persone del settore e docenti universitari.
Di lui sappiamo che nacque nei pressi di Alessandria nel 1839, che si arruolò giovanissimo nell’Esercito e che fece parte dei battaglioni inviati nel Sud Italia per la repressione del brigantaggio. I ritratti che ci provengono da altre persone ci danno l’idea di un uomo alto più di un metro e ottanta, occhi azzurri, e quel fascino da vendere che faceva impazzire le donne.
Dal suo Epistolario, abbiamo notizia della sua permanenza a Varese nel 1863, dove conobbe una certa Carlotta Ponti, con cui intrecciò una relazione sentimentale. Ma fu dall’anno successivo che il suo nome inizia a legarsi alla storia della letteratura italiana. Infatti, nel 1864, giunge a Milano per motivi di salute e qui entrò a far parte degli ambienti del circolo della corrente letteraria della Scapigliatura; e divenne molto amico di uno degli esponenti più importanti, Salvatore Farina, che ritroveremo più avanti.
Nel frattempo, Tarchetti inizia a scrivere le sue prime opere, che però non ebbero molta fortuna. Ma nel 1865, un episodio lo segnò per sempre: mentre era a Parma, per via di un incarico militare ufficiale, conobbe una certa Carolina, una donna ammalata e prossima al trapasso, di cui si innamorò perdutamente. Lui ce la descrisse come una donna dai grandi occhi scuri, bellissima e dai capelli color ebano. Fu il tormento interiore e il desiderio di amore verso questa donna, che gli diede successivamente spunto per la sua opera più importante: Fosca.
La relazione non passò sotto l’occhio della opinione pubblica, e lui tornò a Milano, poiché i suoi problemi di salute si erano aggravati. Abbandonò la vita militare e negli ultimi anni frequentò attivamente i circoli letterari milanesi, producendo poesie, articoli, saggi e romanzi.
La morte lo colse alla età di trent’anni, in casa di quell’amico, Salvatore Farina, che nel 1869 completò l’opera di Tarchetti e la consegnò alla eternità: stiamo parlando appunto di Fosca.
A gloria postuma dell’autore, da noi considerato uno dei grandi autori maledetti italiani, considerate le tematiche macabre e antisociali di altri suoi scritti, nel 1981 il celebre regista Ettore Scola decise di rendere omaggio a Iginio Tarchetti, traendo spunto da Fosca per il suo bellissimo film Passione d’amore.




lunedì 23 marzo 2020

CECITÀ di José Saramago, un “povero animale”


Recensione CECITÀ di J. Saramago  (Feltrinelli) a cura di Selene Luise

Un “povero animale”




Quando si vivono dei periodi difficili e il mondo sembra più complicato e contorto di quanto non sia, la miglior soluzione è leggere dei libri che ti aiutino a comprendere meglio il periodo che stai vivendo.
Nella situazione attuale, in cui un nemico invisibile ci tiene prigionieri nelle nostre stesse case, delle nostre paure, ho deciso di leggere un libro che da anni attendeva sulla scaffalatura il suo turno. Un libro la cui reputazione mi rendeva restia ad affrontare: CECITÀ di José Saramago.
In un luogo e in un’epoca imprecisati, una misteriosa malattia rende cieca un’intera città.
Il Governo, all’inizio, cerca di arginare l’epidemia con i normali mezzi: quarantena e isolamento, ma la situazione precipita e l’essere umano, privato del suo senso più importante, è spogliato di ogni sovrastruttura di civiltà, fino a ridursi, come dice l’autore stesso, a un “povero animale.” Il che, probabilmente, è ciò che realmente siamo.
La specie umana si crede superiore perché articola suoni complessi, è in grado di disegnare suddetti suoni e cammina su due gambe, ma se fosse davvero quel che crede di essere, perché semina morte anziché aiutare a vivere? Perché spende milioni per costruire armi e bombe? Perché in mente non ha altro che il profitto? Un profitto di cosa, poi?
La storia misura l’evoluzione in base alle comodità prodotte in una data epoca, ma se togliamo queste sovrastrutture, ci si rende conto che forse non ci siamo mai evoluti, non come crediamo.
Questo è il messaggio che l’autore vuole trasmettere, attraverso il racconto: siamo tutti ciechi. Non di una cecità fisica, ma dell’anima. Siamo accecati dal progresso, dal denaro, dal potere. Quel che è peggio è che noi stessi abbiamo creato le suddette cose. Praticamente ci accechiamo da soli, e neanche ce ne rendiamo conto, salvo rarissime eccezioni.
Questo libro mi ha aiutato a vedere con maggior chiarezza quel che stiamo vivendo al momento attuale e, quando tutto sarà finito, non credo che ne usciremo migliori di prima. Forse diversi, ma non certo migliori.
L’umanità, nel corso dei secoli, ha affrontato tante epidemie. Ciò ha accresciuto il suo sapere scientifico, ma non l’ha di certo migliorata.
È rimasta la solita razza votata all’autodistruzione.




giovedì 19 marzo 2020

Il circolo letterario: Charles Baudelaire







La prima cosa che ci viene in mente quando si pronuncia il nome di Baudelaire, è tutta la categoria dei Poeti Maledetti e la sua opera più celebre: I fiori del male. In precedenza abbiamo detto qualcosa su altri due personaggi che hanno dato linfa e notorietà alla generazione di poeti che ruppe gli schemi della poesia classica e si consegnò all’eternità sia con opere uniche che con una vita a dir poco sregolata.
Charles Baudelaire non fu da meno, e ve lo mostriamo. Il Poeta nacque a Parigi nel 1821, rimase orfano di padre ed entrò in contrasto, dato il carattere turbolento, col patrigno, un ufficiale dell’esercito.

Questo fatto influì sul carattere e sulla sofferenza del giovane che, nonostante una educazione perfetta e momenti di ribellione, riuscì a diplomarsi ugualmente.

Da allora, inizia la leggenda del Poeta Maledetto, per via della frequentazione di compagnie discutibili, prostitute e uno stile di vita libertino che gli fece accumulare debiti e malattie veneree. La famiglia lo imbarcò così per una nave diretta in India. Ma l’autore non vi rimase molto, tanto che dopo breve tempo tornò nel suo Paese e iniziò a scrivere già alcuni componimenti.
La sua condotta di vita riprese sotto gli effetti delle erbe, le frequentazioni di prostitute e spese folli, tanto che Baudelaire, nonostante non avesse pubblicato nulla delle sue opere, era già conosciuto nei circoli letterari parigini per le sue rime e per la sua vita alquanto sregolata. Nonostante la famiglia lo avesse così messo sotto la custodia di un notaio, fu in questo periodo che entrò a far parte di un circolo letterario, noto come Le club des Hashischins, in cui facevano parte alcuni dei più grandi autori del tempo: Gautier, Nerval, Balzac, Dumas padre e Balzac.
Fu nell’anno 1845 che vide la luce una prima bozza de I fiori del male. Le recensioni furono di gran successo, ma nello stesso tempo l’autore tentò il suicidio. Scampato alla morte, partecipò ai moti rivoluzionari del 1848, e vide la nascita della Seconda Repubblica Francese che in breve vide tramutarsi in un Secondo Impero Napoleonico. Questo ebbe dei grandi riflessi sulla sua produzione letteraria.
Baudelaire nella sua opera principale mostra quanto abbia appreso dall’ammirazione per la musica di Wagner e gli scritti di Edgar Allan Poe, tanto che lo Spleen è tuttora la lirica più conosciuta dell’autore. Ma non solo: egli ebbe una grande influenza su molta parte della cultura a venire. Basti pensare alla generazione di poeti che si rifece alla sua poetica: Mallarmè, Valèry, Verlaine, Rimbaud; la generazione dei poeti Scapigliati in Italia, come Praga; un saggista e prosatore come Proust; il Decadentismo e quello che si rifà alla corrente Modernista. Lo stesso Dino Campana ammise di essere stato influenzato dal grande autore, considerato un precursore di tutto quello che verrà dopo di lui.
Dopo tanti travagli e una vita condotta tra eccessi, Baudelaire muore nel 1867, a soli 46 anni, dopo essere stato colpito da un ictus, che lo aveva reso in parte immobile, e aver trascurato gli effetti della sifilide, che si portava dietro dagli anni tribolati e senza regole della gioventù.






#baudelaire #circololetterario #eraldoguadagnoli #poetimaledetti #spleen #ifioridelmale

mercoledì 11 marzo 2020

QUALCUNO CON CUI CORRERE di David Grossman, il lirbo del cuore


Recensione di QUALCUNO CON CUI CORRERE di D. Grossman




Il libro del cuore

Ogni libro che leggiamo ci lascia qualcosa dentro, un segno, grande o piccolo che sia.
Ci arricchisce di una nuova esperienza, una nuova consapevolezza, un nuovo modo di pensare.
Ma ce ne sono alcuni che sono dei veri e propri pugni nello stomaco, per quanto colpiscono, capaci di sconvolgerti fino a star male, tanto da lasciare un marchio a fuoco nell’anima.
Nella mia esperienza di lettrice, almeno finora, ho incontrato due libri di quest’ultimo genere: INCUBO di Wulf Dorn e QUALCUNO CON CUI CORRERE di David Grossman ed è del secondo che voglio parlare.
Il rapporto con questo libro è stato, all’inizio, molto complicato.
Lo lessi per la prima volta cinque anni fa, in un’edizione economica le cui pagine facevano concorrenza al Rocci e la cui quarta di copertina sembrava abbozzata da uno scribacchino alle prime armi.
Ciononostante, sentivo una profonda attrazione verso quel libro e cosi lo acquistai.
Superare il primo centinaio di pagine fu una fatica di Sisifo, ma la mia perseveranza ebbe la meglio e andai avanti.
A poco a poco, i personaggi si delinearono in un disegno preciso e rimasi di stucco nel capire quanto i due protagonisti  mi assomigliassero.
Arrivata al cuore della storia, incassai il colpo di grazia. Sensazione, questa, che ebbi per vari giorni dopo il termine della lettura, con disturbi di stomaco e inappetenza.
Per darvi sfogo, scrissi subito la recensione e, per rendere meglio l’idea, l’intitolai “attenti, morde!”
Poi la copia finì nei meandri più profondi della scaffalatura e da allora non l’ho più toccata.
Il suo potere attrattivo è tornato a trovarmi negli ultimi mesi del 2019, in quella stessa libreria dove acquistai l’edizione economica, allorché la rividi in una splendida edizione illustrata.
Me ne innamorai perdutamente e me la feci regalare per Natale.
Inutile dire che, tolta la carta da regalo, mi ci fiondai immediatamente, sentendo in cuor mio che l’edizione illustrata e la seconda lettura mi avrebbero aiutata a capire meglio la storia e i suoi significati.
E così è stato.
Il primo centinaio di pagine non era più una fatica di Sisifo.
Ho imparato ad assaporare ogni parola dell’inizio dell’avventura di Assaf, un ragazzo timido e introverso proprio come me, e la cagna Dinka, che nella trama assume le vesti di un animale-spirito, l’anima che cammina accanto al corpo, prima uniti da una corda, poi con movimenti perfettamente coordinati, la mente (razionalità) che si lascia guidare dal cuore (istinto, sentimento) verso il suo destino, come dice il primo capitolo “io e la mia ombra ci siamo messi in cammino”.
Il destino è Tamar, la protagonista femminile, un personaggio che, sin dall’inizio, vediamo con un pesante zaino sulle spalle, simbolo del pesante fardello che la vita ha posto troppo presto sulle sue giovani spalle.
Con un coraggio misto a disperazione, si lancia in un buco nero, da cui le probabilità di uscire sono pressoché  nulle, per salvare il fratello, artista incompreso e dipendente dalla droga.
Prima, però, si rasa i capelli a zero, a significare la rinuncia a ogni sicurezza e difesa, nonché  il rivestirsi di anonimato per ritrovare il suo io più profondo, quello che le sovrastrutture familiari e sociali comprimono fino a schiacciarlo.
I due ragazzi si incontreranno, ma questo non è che un altro inizio.
La rilettura di questo libro è stata proficua e illuminante.
Mi sono resa conto di non aver capito tante cose della storia e dei temi trattati, in particolare la piaga della tossicodipendenza, il mondo spietato e indifferente che ci circonda, i pregiudizi che si frappongono tra noi e i nostri sogni.
Se in LA PICCOLA BIBLIOTECA CON LE ALI di David Whitehouse ho trovato il mio romanzo-luce, in QUALCUNO CON CUI CORRERE ho trovato il mio libro del cuore, quello che ha parlato alla parte più profonda di me, come lettrice e come scrittrice.
Non lo lascerò mai più.



mercoledì 26 febbraio 2020

Ellen Bass - INDIGO



Ellen Bass è una scrittrice, autrice di bestsellers, poetessa e attivista di lungo corso.



Fotografia di Irene Young (https://www.coppercanyonpress.org)





Ha pubblicato numerosi e premiati libri di poesie, tra cui Like a Beggar, The Human Line e Mules of Love. Ha curato assieme all’autrice Florence Howe, leader del moderno movimento femminista, la prima grande antologia di poesia femminile No More Masks!, e i suoi libri di saggistica includono The Courage to Heal: A Guide for Women Survivors of Child Sexual Abuse e Free Your Mind: The Book for Gay, Lesbian and Bisexual Youth. (Il coraggio di guarire: Una guida per donne sopravvissute all'abuso sessuale minorile e Libera la tua mente: libro per giovani gay, lesbiche e bisessuali.) 
Sue poesie sono apparse frequentemente in The New Yorker, American Poetry Review e in molte altre riviste. Tra i suoi premi ci sono borse di studio del National Endowment for the Arts e del California Arts Council, tre premi Pushcart, il Lambda Literary Award, il Pablo Neruda Prize, il Larry Levis Prize e il New Letters Prize. Cancelliera dell'Accademia dei poeti americani, Bass ha diretto laboratori di poesia nella prigione di stato della Salinas Valley e nelle carceri di Santa Cruz. Insegna nel programma di scrittura MFA presso la Pacific University e vive con sua moglie a Santa Cruz, in California. Il titolo del suo prossimo libro Indigo, di cui qui presentiamo una breve selezione di poesie in traduzione e che sarà pubblicato questa primavera, riprende il titolo di un poema evocativo e altamente personale, originariamente pubblicato in The New Yorker e ripubblicato in The Academy of American Poets.
L'immagine chiave del poema - un giovane tatuato a colori vividi - ha ispirato anche il design di copertina.
Di Ellen Bass ho precedentemente tradotto una bellissima poesia pubblicata in “Like a Beggar” dal titolo Il mondo ha bisogno di te che riprende i celebri versi della Nona Elegia di Rainer Maria Rilke: ogni cosa qui sembra aver bisogno di noi...







Di Rilke ho ritrovato altri echi nelle pagine di Indigo libro in cui ci sorprende una poesia minuziosa, attenta a registrare i particolari e con una forte componente biografica in cui le suggestioni classiche sembrano entrare in simbiosi con una narrazione poetica
contemporanea che accoglie tutte le sfumature emotive della scrittura: dall’ironia, alla malinconia, alla passione fino al più brutale senso di perdita o all’intenso stordimento del dolore, della malattia e dell'invecchiamento.






Mark Doty, autore di Deep Lane Poems le ha commentate così: “Le poesie di Ellen Bass sono incredibili, tenere, affamate e assolutamente brillanti, senza alcun timore nel porgere attenzione a ogni sfumatura di sentimento.”

In queste ultime poesie Ellen Bass offre al mondo logoro ma sempre ricco di bellezza la sua costante attenzione, la sua sconcertante precisione. Sono poesie da assaporare, aggraziate nella fusione di narrativa e testo, meravigliose nella loro complessità. (Kickstarter.com)

“Ciò che amo di più di questo libro sono le sue sottigliezze, i modi in cui instilla in qualsiasi lettore la necessità di girare pagina, di sapere di più anche quando questo significa aggiungere dolore al cuore. [Avrete] in mano il lavoro di una strega al culmine dei suoi poteri.” —Jericho Brown, autore di The Tradition 


Ellen è stata sostenitrice per tutta la vita di coloro che altrimenti non avrebbero testimoni, compresa la comunità LGBTQ, i sopravvissuti agli abusi e le persone incarcerate. La sua compassione si mostra attraverso la delicatezza della poesia nelle pagine di Indigo. 

“[La poesia di Ellen Bass] canta con la chiarezza di una sola voce in una grande sala da concerto e con la solennità di un intero coro nel finale di un'opera da tutto esaurito.”—Il Rumpus 

Questi tre testi che ho scelto e tradotto mostrano chiaramente la duttilità del linguaggio poetico che sa accogliere con grazia tutte le emozioni umane più complesse, anche e soprattutto quelle più intime che, altrimenti, non riusciremmo mai a esternare pubblicamente senza il suo ausilio. 



Valentina Meloni




Any Common Desolation 

can be enough to make you look up
at the yellowed leaves of the apple tree, the few
that survived the rains and frost, shot
with late afternoon sun. They glow a deep
orange-gold against a blue so sheer, a single bird
would rip it like silk. You may have to break
your heart, but it isn’t nothing
to know even one moment alive. The sound
of an oar in an oarlock or a ruminant
animal tearing grass. The smell of grated ginger.
The ruby neon of the liquor store sign.
Warm socks. You remember your mother,
her precision a ceremony, as she gathered
the white cotton, slipped it over your toes,
drew up the heel, turned the cuff. A breath
can uncoil as you walk across your own muddy yard,
the big dipper pouring night down over you, and everything
you dread, all you can’t bear, dissolves
and, like a needle slipped into your vein –
that sudden rush of the world. 


Qualsiasi comune desolazione 

può essere abbastanza per farti alzare lo sguardo
alle foglie ingiallite del melo, le poche
che sono sopravvissute alle piogge e al gelo, un fotogramma
con il sole del tardo pomeriggio. Illuminate di un profondo
oro-arancio contro un blu così puro, che un solo uccello
potrebbe fenderlo come seta. Forse dovresti fermare
il tuo cuore, ma non c’è niente
da sapere neppure un momento di vita. Il suono
di un remo in uno scalmo o un ruminante
che strappa l’erba. L'aroma dello zenzero grattugiato.
Il neon rosso rubino dell'insegna del negozio di liquori.
Calzini caldi. Ricordi tua madre,
la sua precisione, una cerimonia, mentre arricciava
il cotone bianco, lo faceva scivolare sulle dita dei piedi,
lo allungava sul tallone, ne srotolava il risvolto. Un afflato
può svolgersi mentre cammini attraverso il tuo cortile fangoso,
il Gran Carro che riversa la notte su di te e tutto ciò
che temi, tutto ciò che non puoi sopportare, si dissolve
e, come un ago infilato nella tua vena –
quell'improvviso precipitarsi del mondo


*



Marriage 

When you finally, after long suffering, lay
the length of your body on mine, isn’t it
like the strata of earth, the pressure
of time on sand, mud, bits of shell, the moving
water, wind, ice that carry the minutes,
minerals that fuse sediment into rock.
How to bear the weight, with every
flake of bone pressed in? O love,
it is balm and it seals. It binds us tight
as the fur of a rabbit to the rabbit.
When you strip it, grasping the edge
of the sliced skin, pulling the glossy membranes
apart, the body is warm and limp, if you could,
you’d climb inside that wet, slick skin
and carry it on your back. This is not
neat and white and lacy like a wedding,
not the bright effervescence of champagne
spilling over the throat of the bottle. This visceral
bloody union that is love but
beyond love. Beyond charm and delight
the way you to yourself are past charm and delight.
This is the shucked meat of love, the alleys and broken
glass of love, the dizzy, hoarse cry, the stubborn hunger.


Matrimonio 


Quando finalmente, dopo lunga sofferenza, distendi
in lunghezza il tuo corpo sul mio, non è
come gli strati della terra, il peso
del tempo su sabbia, fango, pezzetti di conchiglia, il movimento
di acqua, vento, ghiaccio che trascinano minuti,
minerali che fondono sedimenti nella roccia.
Come sopportarne il peso, con ogni
scheggia di osso pressata? Oh amore,
è balsamo e sigilla. Ci unisce strettamente
come è salda al coniglio la sua pelliccia.
Quando lo spelli, afferrando il bordo
della pelle tagliata, separando le membrane lucide
a parte, il corpo è caldo e inerte, se potessi,
ti arrampicheresti dentro quella pelle bagnata e liscia
e la appoggeresti sulla tua schiena. Tutto questo non è
pulito e candido e orlato di pizzo come un matrimonio,
non ha la brillante effervescenza dello champagne
che spilla da un collo di bottiglia. Questa viscerale
sanguinosa unione che è amore ma
è oltre l'amore. Oltre la malia e il piacere
il modo in cui tu stesso hai oltrepassato malia e piacere.
Questa è la carne sgusciata della passione, i vicoli e l’infranto calice d’amore, il mancamento di un pianto sommesso, l’ostinato languore.

*

The Kitchen Counter 

Today I heard a young woman read a poem
in which her husband lifts her bare bottom
onto the kitchen counter
and, in the next line, spreads her legs.

The marriage has problems. They may already be divorced.
But suddenly I am ruing the fact
That no one has lifted my bottom onto a kitchen counter.

Not when my bottom trotted high and proud.
And not when it began to eye the floor
as if contemplating its future.

And now, I’m going to die
without ever being taken on those cold hard tiles.
Don’t tell me it’s not too late. It is. 



Il bancone della cucina 

Oggi ho ascoltato una giovane donna leggere una poesia
in cui suo marito le solleva il sedere scoperto
sul bancone della cucina
e, nel verso successivo, le divarica le gambe.

Il matrimonio crea problemi. Potrebbero già essere divorziati.
Ma improvvisamente mi sto rammaricando del fatto
che nessuno ha sollevato il mio sedere su un bancone della cucina.

Non quando il mio fondoschiena trotterellava alto e orgoglioso.
E neppure quando ha iniziato a guardare il pavimento
come se stesse contemplando il suo futuro.

E adesso, sto per morire
senza mai essere stata presa su quelle fredde piastrelle dure.
Non ditemi che non è troppo tardi. Lo è.




Poems from Еllen Bass’s forthcoming book “Indigo” (Copper Canyon Press, April 2020) Poesie tratte dal libro di prossima uscita “Indigo” (Copper Canyon Press, April 2020) https://www.ellenbass.com






domenica 23 febbraio 2020

Nasce la nuova rubrica OLTREMARE a cura di Valentina Meloni

Il collettivo di Poesia: femminile, singolare... è lieto di annunciare la nascita di una nuova rubrica il cui compito sarà quello di abbattere idealmente muri e distanze geografiche e concettuali, introducendo le figure di autori d'Oltremare.
Sarà questo infatti il titolo della rubrica e la sua curatrice sarà la poetessa Valentina Meloni.








Valentina Meloni vive tra l’Umbria e la Toscana, assieme a suo figlio Alessandro e Miù, il suo assistente felino più fidato. Scrive poesie, racconti, aforismi, saggi e fiabe per bambini. Vorrebbe terminare di scrivere il suo romanzo iniziato diversi anni fa ma la poesia continua a chiamarla a sé e questo sogno sembra destinato a rimanere tale.


Attualmente si occupa di poesia, traduzioni e curatele editoriali collaborando con diversi editori e autori. Ha creato nel 2010 il blog Poesie sull’Albero, antologia tematica permanente di eco-poesia profonda che raccoglie poesie di vari poeti da tutto il mondo che riguardano i temi ambientali più sentiti e il rapporto tra poesia e il simbolo che li rappresenta: l’albero.
Nel 2017 ha fondato la colonna di poesia haiku Komorebi, in seguito  Komorebi ni nureru Italian Journal, aperiodico bilingue da lei diretto e curato.

Ha pubblicato per la poesia: Le regole del controdolore (Temperino Rosso, 2016), Eva (Nosm, 2018), Corrispondenze da un mondo increato, epistolario poetico con Giorgio Bolla (La Vita Felice, 2018), Alambic (Progetto Cultura, 2018), Millimetrica (a breve). Le plaquette numerate: Nei giardini di Suzhou (FusibiliaLibri, 2015), Il fiore della luna- Leggenda di Rosaspina (La Linea dell’Equatore, 2018), Suite della solitudine, illustrata da Rosario Morra (2020). Le raccolte in lingua italiana e inglese: nanita (Otata’s Bookshelf, 2017), Ensō: Haiku Yoti (Nausicaa, 2019). Storia di Goccia (Nausicaa, 2019), Nanuk e l’albero dei desideri (Temperino Rosso, 2017), fiabe illustrate. Altre poesie, racconti, saggi sono pubblicati in riviste di settore e raccolte antologiche. Si è occupata, in qualità di redattrice editoriale, delle rubriche InSistenze e InDicazioni (Saggistica e Recensioni) in Diwali-rivista contaminata e della rubrica Maieutiké (Interviste) in Euterpe Rivista di Letteratura.
 

È ambasciatrice della voce per la Poetry Sound Library, mappa mondiale della voce dei poeti, fondata da Giovanna Iorio e Alan Bates.

martedì 18 febbraio 2020

V Edizione del Premio Internazionale di Poesia e Arte 2020 “Pina Alessio”

La Fondazione Pina Alessio Onlus con sede a Gioia Tauro (R.C), via Belvedere n 24, con il
Patrocinio del Comune di Gioia Tauro, Regione Calabria e Città Metropolitana di Reggio Calabria
indice la:





V Edizione del Premio Internazionale di Poesia e Arte 2020 “Pina Alessio”

Scadenza: 15 Maggio 2020

L'iniziativa nasce dalla volontà della fondazione di ricordare la dott.ssa Pina Alessio, stimato
medico prematuramente scomparsa. Il premio intende promuovere e favorire la cultura nelle sue
diverse forme espressive; scoprire nuovi autori attraverso la scrittura, la poesia e l’arte, valorizzare
anche all’estero il patrimonio di un territorio che ha dato i natali ed ha ispirato numerosi poeti, scrittori ed artisti di fama internazionale.

L’iniziativa non ha scopo di lucro e si inserisce tra le finalità di utilità sociale.
Possono partecipare al concorso gli autori e gli artisti di qualsiasi nazionalità purché abbiano
compiuto i diciotto anni di età.

SEZIONI

Art. 1): Il concorso si articola in quattro sezioni:
Sezione A POESIE INEDITE IN LINGUA ITALIANA A TEMA LIBERO
(Massimo 3 poesie; lunghezza massima 40 versi ciascuna).
Sezione B POESIE INEDITE IN VERNACOLO A TEMA LIBERO (CON TRADUZIONE IN LINGUA
ITALIANA)
(Massimo 3 poesie; lunghezza massima 40 versi ciascuna).
Sezione C VIDEO POESIA INEDITA A TEMA LIBERO
(Massimo 2 video poesie durata massima 3 minuti).
Sezione D Racconto breve inedito in lingua italiana a tema
(Massimo 4 pagine formato A4, carattere Times New Roman 12 interlinea 1).
Sezione E Pittura
(Massimo 1 opera di pittura).
Per la sezione E: opera in due dimensioni realizzate in piena libertà di stile, con una o più delle
seguenti tecniche: olio, tempera, acrilico, vinile, acquarello, collage e simili; opere realizzate su
qualsiasi supporto: tela, carta, legno, plastica, masonite, ferro, ecc. Le dimensioni massime
permesse sono di 80 x 100 cm. Le opere dovranno essere dotate di attaccaglio e supporto adeguato
per essere esposte.
Per le sezioni A – B- C e D, è intesa come ‘inedita’ una composizione che, alla data di scadenza
del concorso, non sia stata pubblicata in formato cartaceo o e-book da editore in volume, dotato di
ISBN o in rivista dotata di ISSN.

Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, blasfemi o d’incitamento
all’odio, alla violenza e alla discriminazione di qualsiasi tipo.
Le liriche in vernacolo e in lingua straniera devono essere accompagnate dalla traduzione in italiano.
Le opere devono essere dattiloscritte, complete di titolo e non devono contenere nessun dato
identificativo dell'autore e nessun’altra scrittura.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Art.2) Si richiede un contributo di partecipazione di 15,00 € per ciascuna sezione
Le quote di partecipazione dovranno essere versate con le seguenti modalità: Bonifico Bancario
presso Banco Posta non profit Iban IT57N0760116300001010389219 o con bollettino postale n.
1010389219 intestato a Fondazione Pina Alessio onlus – Premio internazionale di poesie e Arte
2020. (non si accettano contanti)
Causale versamento: PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E ARTE 2020
Le persone in regime di detenzione sono esentate dal versamento della quota di
partecipazione.
È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo per ciascuna la relativa quota di partecipazione.

DESTINAZIONE DEGLI ELABORATI

Art-3) Per le sezioni A, B e D gli elaborati dovranno essere spediti in 4 copie dattiloscritte su
fogli formato A4. Tre copie dovranno essere anonime, non dovranno essere firmate o recare segni
particolari atti a permetterne il riconoscimento. Una soltanto delle 4 copie dovrà essere firmata e
dovrà contenere le generalità complete del concorrente: nome, cognome, età, indirizzo, numero
telefonico, eventuale indirizzo e-mail.
Per le video poesie (sezione C) si precisa che le opere non dovranno superare i tre minuti e
dovranno essere inviate per posta su supporto DVD o tramite WE TRANSFER contenente il file in
formato oppure tramite posta elettronica all’indirizzo concorsofondaz.aless@libero.it Le opere,
la scheda di partecipazione, la quota di partecipazione (la ricevuta di pagamento) dovranno essere
inviati al seguente indirizzo:
Per la sezione E: la fase di selezione avverrà sulla base del materiale fotografico inviato dai
partecipanti al momento dell'iscrizione, Le opere dovranno essere inviate mediante immagine JPG
(con risoluzione di almeno 300 DPI), con le specifiche del quadro (supporto, tecnica, dimensione,
titolo dell’opera). Non vi saranno limitazioni di soggetto, tecnica o stile, purché si tratti di opera
pittorica.
Le opere, la scheda di partecipazione e la ricevuta di pagamento della quota di iscrizione
dovranno essere inviati al seguente indirizzo: PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E ARTE
“PINA ALESSIO” C/O FONDAZIONE PINA ALESSIO- VIA BELVEDERE 24-89013 GIOIA TAURO (RC) entro e non oltre il 15 Maggio 2020 (farà fede il timbro postale). L’organizzazione non si ritiene responsabile di possibili disguidi postali. In alternativa all’invio postale le opere, la scheda di partecipazione e la ricevuta di pagamento della quota di partecipazione potranno essere inviate
tramite posta elettronica all’indirizzo concorsofondaz.aless@libero.it In tal caso la scheda di
partecipazione firmata dovrà essere inviata in formato PDF o JPEG.

Nell’oggetto dell’email bisognerà specificare “Premio internazionale di Poesia e Arte 2020” e le
sezioni alle quali si chiede di partecipare.
Art-4): La premiazione avverrà il 04 Luglio 2020 a Gioia Tauro presso il prestigioso Palazzo Baldari.
Tutti i premiati saranno avvertiti in tempo utile (almeno 20 giorni prima).

GIURIA

Art-5): La giuria sarà composta da esponenti della cultura, poeti, scrittori ed esperti d’arte.
I nomi dei giurati saranno comunicati a chiusura della valutazione delle opere e prima della
cerimonia di premiazione e pubblicati sul verbale di giuria. Il giudizio della giuria è definitivo e
insindacabile, ed i partecipanti, presentando la richiesta di iscrizione, lo accettano automaticamente.
A insindacabile giudizio della giuria potranno essere premiati i primi tre classificati per ogni sezione
del concorso, oltre a premi speciali e menzioni d’onore definiti sulla base dei punteggi conseguiti.
I premi saranno consegnati esclusivamente ai vincitori e ai delegati, che dovranno essere presenti
alla cerimonia di premiazione, pena la decadenza del premio. Per i premi in denaro, da intendersi
come gettoni di presenza, è obbligatoria la presenza dell’autore.
I risultati del concorso saranno divulgati a mezzo stampa, sul sito della Fondazione e sulla pagina
Facebook e Instagram del Premio.
Per ulteriori informazioni: concorsofondaz.aless@libero.it

PREMI

Art-6): I premi del podio per ciascuna sezione saranno:
1° premio € 200,00, targa o coppa e pergamena con motivazione
2° premio targa o coppa e pergamena con motivazione
3° premio targa o coppa e pergamena con motivazione
A insindacabile giudizio della giuria potranno essere assegnati premi speciali e menzioni d’onore
definiti sulla base dei punteggi conseguiti.
Tutti i premiati sono invitati alla fine dell’evento di premiazione al banchetto offerto dalla
Fondazione.



Art.7): Gli organizzatori del concorso si riservano il diritto di stampare o di far pubblicare in qualsiasi
momento, senza compenso per diritti d'autore, le opere presentate. In ogni caso gli elaborati inviati
non saranno restituiti.
Art. 8): In base all’art. 13 D.L 196/2003 sulla tutela dei dati personali, si comunica che gli indirizzi
dei partecipanti al premio vengono usati solo per comunicazioni riguardanti il concorso oggetto del
bando.
I premiati che intendono intervenire alla manifestazione dovranno preventivamente comunicarlo alla
segreteria organizzativa
Art. 9): La partecipazione al Premio implica l’accettazione incondizionata di tutte di tutte le norme
contenute nel bando che ne regolamentano l’organizzazione e lo sviluppo. Inoltre, accettando di
partecipare al concorso, gli autori garantiscono che le opere presentate sono originali. La
Fondazione Pina Alessio non si assume alcuna responsabilità per eventuali plagi o utilizzazioni
illecite.

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

Per ulteriori informazioni si prega di contattare la segreteria del premio:
concorsofondaz.aless@libero.it - Telef.: -380/3410116 340/9825096 - 393/4819224
Sito web: www.fondazionepinaalessio.it
Tutte le info e il bando sono consultabili nei maggiori siti istituzionali e on line:
Pagina FB: @fondazionepinaalessio.it @fondazionealessiopina.it
www.concorsiletterari.it www.premiarti.it
www.concorsiletterari.net
Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono
al trattamento, diffusione e ufficializzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o
di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al presente premio di letteratura.


Il Presidente
Fondazione Pina Alessio
Giuseppe Alessio
393/4819224


Il Resp. Comitato Culturale Il Direttore
Fondazione Pina Alessio
Dott.ssa Maria Teresa Bagalà
393/4819224

Il Direttore
Fondazione Pina Alessio
Paola Belcastro
340/9825096


Lasciateci nei commenti il vostro indirizzo di posta elettronica per avere il bando in pdf con la domanda di partecipazione.

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