"Specchio delle mie brame" di Paola Retta








Riflettendo, non faccio una gran vita. Sempre qui, appeso a questo muro. Bellissimo muro di un bellissimo castello, per carità, però l’orizzonte, oltre che ristretto, è anche piuttosto monotono. Poteva capitarmi di peggio, come location, senza dubbio, ma come proprietaria, no.
La Regina ha fascino, beltà, grazia e quando si posiziona davanti a me è sempre un gran piacere per la vista. Tuttavia, ha un difetto eclatante che azzera le virtù prima elencate: è una micidiale rompicoglioni.
Petulante. Fastidiosa. Seccante ai limiti della molestia.
Ogni volta che si specchia, mi pone sempre la stessa, identica, sfibrante domanda “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”
Invariabilmente rispondo: “Sei tu mia regina!”, facendola contenta. Basta davvero poco, insomma.
Inoltre, dico la verità. Sono uno specchio incantato.
Su di me è stato fatto un incantesimo. E’ questo il motivo per cui la Regina, avvezza, tra l’altro, all’arte della magia oscura, non si spaventa se gli rispondo.  E, sempre per via dell’incantesimo, non sono in grado di mentire. Dico sempre e solo la verità.
Per cui, sì, la regina è bella, bellissima, la più bella del reame, ma la prossima volta che me lo chiede, credo che mi staccherò dal muro e mi infrangerò in mille pezzi a terra, passando alla storia come il primo caso di specchio suicida.
Mai che mi chiedesse, che so, “Come stai, Specchio caro? Vuoi cambiare posto? Cosa fai quando non ci sono?”
Non pretendo nemmeno che si interessi a me, in realtà, però davvero potrebbe domandarmi qualunque cosa, sfruttando anche la mia arte divinatoria. Sono convinto che, se fossi capitato in mano ad un uomo, mi avrebbe chiesto i risultati delle partite future, per compilare una schedina vincente o i numeri del lotto in anticipo. Mi sarei divertito anche io!
Invece mi tocca star qui a dare un solo unico invariato parere estetico.
Per fortuna si limita a voler essere la più bella del reame, avendo gioco facile, dal momento che i confini entro cui tale regno si estende non sono particolarmente ampi e la popolazione femminile, oltre ad essere poco numerosa, è anche scarsamente avvenente, a causa di una qualità della vita non proprio ai primi posti della classifica mondiale. Se, in un attimo di delirio di onnipotenza, mi dovesse chiedere: “Chi è la più bella del pianeta?”, sarei in seria, serissima difficoltà.
Eppure temo proprio che oggi la deluderò.
E’ successo soltanto un’altra volta, poco tempo fa, quando, al suo ripetitivo quesito, ho dovuto rispondere: “Tu sei bella mia regina, ma Biancaneve è più bella di te”.
Costei è la sua figliastra, nata dal precedente matrimonio del Re con una donna, meravigliosa, a detta dei sudditi, morta nel darla alla luce
Fossi stato capace di mentire, lo avrei fatto. Non potendo, ho dovuto dirglielo. Sì, dirle che prima o poi sarebbe capitato: sarebbe nata, arrivata, cresciuta una persona più bella di lei. Essendo la Regina totalmente priva di fair play, ha accusato il colpo e, da persona equilibrata e serena, ha reagito assoldando un cacciatore perché conducesse la rivale nel bosco, la uccidesse e le portasse il cuore come prova dell’avvenuto delitto.
Il pover'uomo, vedendo la splendida ed indifesa creatura piangere disperata, ha deciso di lasciarla vivere, confermando l’ipotesi che avevo formulato: chi è bella dentro è ricca di virtù, ma chi è bella fuori ha davvero un gran culo, metaforicamente parlando. Alla regina, però, un cuore fu portato, quello di un cerbiatto, fatto fuori per l’occasione e senza troppi tentennamenti, creatura altrettanto splendida ed indifesa, ma tant'è.
Dunque la bella fanciulla è riuscita a sopravvivere e a mettersi in salvo in una casetta nel bosco, di cui sono proprietari sette nani minatori con i quali tutt'ora coabita.
Pertanto, alla domanda odierna della Regina, mi tocca rispondere:
“Al di là dei sette monti strani, nel bosco di Cosìcosè, nella casetta dei sette nani, ora Biancaneve è più bella di te”.
Spero tanto si riprenda presto.
Per ora è accasciata sulla poltrona di fronte a me. È immobile, non parla e mi guarda con una fissità inquietante.
Qualcosa, però, nel lieve tremore della mascella, nelle dita agganciate con ferocia ai braccioli, nel saettare di un istante degli occhi, mi dice che sta tramando qualcosa.
Qualcosa di tremendo.
La colpa è mia, lo so. Della mia sincerità.
Ah, se soltanto sapessi mentire…







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